I canali della laguna

La Laguna di Lesina, in quanto tale, sin dalla sua origine ha comunicato con il mare tramite canali o foci.

Oggigiorno solo due di questi canali sono funzionanti, e precisamente quello denominato ACQUAROTTA, e quello chiamato SCHIAPPARO.

Prima di passare ad una attenta disamina di questi due corsi d'acqua, è il caso di precisare che esistevano, in passato, altre vie di comunicazione tra la Laguna ed il mare. Esse erano:

  • il canale ZAPPINO, situato lungo il bosco che gli ha dato il nome. Oggi è completamente interrato;

  • il canale S. MARIA nel bosco di Salotto, che se non fosse per le testimonianze scritte, oggi non sapremmo nemmeno che fosse esistito, in quanto è completamente scomparso;

  • il canale S. PLACIDO nell'omonimo bosco. Fu chiuso nel 1811 per ordine dei Tribunali del Regno di Napoli perché nel passaggio della foce affogarono delle persone;

  • il canale S. ANDREA o di SCAMPAMORTE . Di esso la documentazione è a dir poco folta. Questa foce è stata attiva da tempi immemorabili fino al 1882, per poi aprirsi saltuariamente nel decennio successivo. Secondo il Satriani (1), il canale S. ANDREA era lungo 1742 mt.. Molti documenti, tra cui la perizia del LUCARELLI del 1595, la perizia del GALLARANO del 1730, la perizia del PAOLOTTI del 1816, dai verbali di pignoramento precedenti all'esproprio compiuto dal Tribunale di Lucera (2), indicano come unica vera foce della Laguna, sin da tempi remoti, quella di S. ANDREA, aperta dal 31 marzo al 31 agosto di ogni anno. Oggi, anche questa foce è completamente interrata.

Il canale AcquarottaEsistevano, comunque, anche altre foci minori delle quali oggi non vi è più traccia, la cui conoscenza ci è stata tramandata dal Fraccacreta nel T. IV a pag. 76, ed esse sono:

  • il canale di Caùto;

  • il canale di Marella;

  • il canale di Gravaglione;

  • il canale di S. Focato (o Focicchia).      

Come dicevamo, gli unici canali oggi funzionanti sono ACQUAROTTA e SCHIAPPARO.

Il primo, altro non è che uno degli antichi letti del fiume Fortore. I lavori del nuovo canale cominciarono il 10 aprile 1901, a seguito dell'attuazione, tra l'altro parziale, del primo progetto di bonifica del Comprensorio Lagunare, a cura del Genio Civile di Foggia. Il costo di quest'operazione veniva stimato in lire 60.000. La cerimonia di inaugurazione dei lavori venne presenziata dal deputato Vollaro de Lieto, sostenitore di quest'opera.(3)

Quest'opera va inserita in un disegno molto più ampio, quale fu quello della bonifica delle paludi e dei terreni paludosi di tutto il territorio nazionale approvato il 18 giugno 1899 dal Parlamento. In questa Legge, per la bonifica del territorio di Lesina veniva prevista una spesa complessiva pari a lire 2.700.000. Di quest'importo lire 1.620.000 era la quota a carico dello Stato, lire 270.000 a carico della Provincia, lire 270.000 a carico del Comune e lire 540.000 a carico dei privati.(4)

L'origine del canale SCHIAPPARO, invece è alquanto dubbia. Non si sa se la sua apertura sia avvenuta ad opera dell'uomo o causata dall'erosione delle acque della Laguna.

Alcune tesi stabiliscono la sua entrata in funzione nel 1849 (5), altre nel 1848 (6). L'apertura ufficiale, comunque, con molte probabilità avvenne nel gennaio del 1851, come concordano vari scritti, essendoci una sentenza del giudice del circondario di Apricena che assolve gli affittuari della Laguna dall'accusa di aver aperto artificialmente il canale.

Nell'opuscolo esplicativo della sentenza del D'Apote (7) del 1873, vengono indicati come autori dell'apertura lesinesi e sannicandresi, proprietari dei fondi posti sulle rive della Laguna. Infatti i conduttori delle acque lagunari potevano avere solo un danno dall'apertura indiscriminata del canale, a meno che essa non fosse attuata solo nel mese di marzo per prendere la montata del nutrime.

Il canale AcquarottaQuesti canali servono a scongiurare il pericolo che le acque della Laguna diventino uno stagno, oltre che fare da semaforo per l'entrata del nutrime, e per l'uscita della fauna acquatica. E' quindi compito dell'uomo fare in modo che siano sempre efficienti per assicurare la stabilità di un sistema biologico molto delicato come quello della Laguna di Lesina, eventualmente prendendo spunto dalle cause che hanno portato alla scomparsa dei canali lasciati a essi stessi.

E' annoso il problema che riguarda la gestione dei canali della laguna di Lesina, e alcuni interventi su di essi sono causa della riduzione della produttività lagunare degli ultimi quindici anni.

I mancati accordi, nel corso degli anni, finalizzati ad una gestione comune della laguna tra i pescatori lesinesi, portarono allo smantellamento dei lavorieri razionali, realizzati negli anni '30, con griglie metalliche e strutture di sostegno in cemento armato, ed alla sostituzione delle vecchie paratoie, per la gestione dei flussi idrici, a tre luci, molto funzionali, con un'unica paratoia azionata con dispositivo elettromeccanico, spesso in disuso, senza contare la mancanza di una costante gestione dei dispositivi.

E' del 1996 la presentazione, da parte del Comune di Lesina alla Provincia di Foggia, di un progetto tendente a realizzare due lavorieri sui canali di Acquarotta e Schiapparo.

Attualmente è quasi completato quello sul canale Acquarotta.

 

 

1) Regioni e voti per la sollecita apertura della foce Acquarotta. San Severo. Tip. De Girolamo. 1898, pag. 81

2) Ricorso dei proprietari alla Giunta Prov. Amm. Di Foggia contro il Comune in data 20 maggio 1898, pag. 8.

3) P. ROSANO - D. ZACCAGNINO - D. MAJOLO. LA LAGUNA DI LESINA e Le Sue Quistioni. Volume I Parte Speciale. Napoli. Tip. Giannini. 1903, pag. 140.-

4) P. ROSANO - D. ZACCAGNINO - D. MAJOLO. LA LAGUNA DI LESINA e Le Sue Quistioni. Volume I Parte Speciale. Napoli. Tip. Giannini. 1903, pag. 137.-

5) Regioni e voti per la sollecita apertura della foce Acquarotta. San Severo. Tip. De Girolamo. 1898, pag. 76

6) Decreto Ministeriale 24 marzo 1873 sull’apertura della foce Schiapparo.

7) D’Apote G. – Sull’apertura perenne della foce schiapparo. Foggia. Tip. Migliaccio, 1873.

A cura di Francesco Giornetta - Anno 2000

Il bosco isola

Ciò che fa del Lago di Lesina una Laguna sono i canali di comunicazione che essa Il Bosco Isola di Lesina ha con il mare. Attualmente, funzionanti ve ne sono due:

il canale Acquarotta, antico letto del fiume Fortore (1), i cui lavori di ristrutturazione  incominciarono il 10 aprile 1901 come esecuzione di un progetto di bonifica del Comprensorio Lagunare;

il canale dello Schiapparo sulla cui dubbia origine rimandiamo i nostri lettori al capitolo "I Canali" della sezione "NATURA".

Questi canali sono posti, rispettivamente, a ponente ed a levante del tombolo, ossia della duna costiera che divide la Laguna di Lesina dal mare.

La formazione della duna, secondo varie teorie, potrebbe essere stata causata dalle sabbie trasportate dalle correnti marine che, provenienti da Nord, per continuare la loro corsa verso Sud sono obbligate ad abbandonare  la spiaggia per superare il promontorio del Gargano, lasciando i materiali trasportati dove ora sono i lidi. In sostanza i detriti del Fortore, spinti dalle correnti dell'Adriatico, si sono disposti ed accumulati lungo la linea Ovest-Est chiudendo i due seni marini di Lesina e Varano.

Sin dai tempi antichissimi, restarono così dietro le nuove dune, i laghi di Lesina e di Varano.

Una strada della pineta di Lesina ...La costituzione del terreno della duna è principalmente sabbiosa e la flora che vegeta è caratteristica del litorale adriatico. Si va, infatti, dalle querce e gli elci (Lecci) alle cerase marine ed al corbezzolo (imbriachella a Lesina), dallo zappino, ossia dal pino d'Aleppo, all'olivastro, al lauro, al lentisco (stingi a Lesina), per passare ancora al mirto, al ginepro, al rosmarino ed alle mortelle, tralasciando tutte le altre specie di minor interesse che qui possiamo trovare. Una nota particolare, però, deve essere fatta per il "Cisto di Clusio", una piccola pianta legnosa che vive solo qui.Fino a poco tempo fa, il tombolo offriva anche buoni pascoli per bovini, bufali, cavalli e capre.

Questa estensione di terreno prende, altresì, il nome di Bosco-Isola, proprio perché è quasi completamente coperta da alberi e da arbusti selvatici. Un tempo i siti boschivi erano così denominati:

  • il bosco ZURRONE, sulle sponde della laguna, argilloso e fertile con abbondante elce (Leccio);

  • il bosco CENTO PASSI, arenoso, con molte querce, ginepri, corbezzoli e rosmarino;

  • il bosco di LESINA;

  • il bosco di POGGIO IMPERIALE;

  • il bosco MORELLA, arenoso;

  • il bosco ZAPPINO, ricco di olivastri e pini d'Aleppo;

  • il bosco GRAVAGLIONE;

  • il bosco S. ANDREA;

  • il bosco BOCCADURA;

  • il bosco S. MARIA DI SALOTTO;

  • il bosco SCHIAPPARO;

  • il bosco S. PLACIDO;

  • il bosco TAMARICELLA;

  • il bosco SCORCIABOVE;

  • il bosco VOLTA DI MILETO.

Il Bosco Isola di LesinaA differenza degli altri, molto fertili e abbondanti di vegetazione ed essenze, i boschi di SCHIAPPARO, S. PLACIDO e TAMARICELLA, erano poveri di vegetazione in confronto agli altri.

Non a torto possiamo definire il Bosco-Isola come un grande laboratorio ecologico, nel quale la voglia di scoprire e, principalmente, riscoprire la natura è immediatamente trasmessa allo spettatore.

Non è un caso che il tombolo, ancora oggi, continua ad essere oggetto di studio da parte di importanti esperti di botanica.

"..In questi mille ettari di paradiso, per quattordici chilometri di arenile intatto, stretto tra le baracche di Torre Mileto a levante e la speculazione edilizia fatta di residences e palazzine multipiani della torre Fortore a ponente, il tempo pare si sia fermato. A parte qualche pista sulla sabbia e pochissime capanne, la macchia si estende densa, profumata e meravigliosa alle spalle della duna su cui le ammofile setolose e gli eringi coriacei si piegano sotto le refole del vento marino. Dalla battigia deserta alla riva solitaria della laguna regnano rosmarini e corbezzoli, eriche e lillatri, volpi e tassi, lepri e tartarughe....."     

 

Fulco PRATESI.

Corriere della Sera, mercoledì, 13 febbraio 1980.

1) Fraccacreta. Teatro topografico storico della Capitanata. T. IV, pag. 47, Napoli, tip. Coda, 1834.

Bibliografia:  P. ROSANO - D. ZACCAGNINO - D. MAJOLO. LA LAGUNA DI LESINA e Le Sue Quistioni. Volume I Parte Speciale. Napoli. Tip. Giannini. 1903.

A cura di Francesco Giornetta - Anno 2000

 

La laguna di Lesina

Anche se spesso viene annoverata tra i laghi d'Italia, quella di Lesina è senza ombra di dubbio una laguna. Attualmente le vie di comunicazione con il mare sono due:

  • il canale Acquarotta ad ovest, lungo circa 2 Km e largo da 6 a 10 metri. La sua profondità varia da 1 a 2 metri;

  • il canale Schiapparo ad est, lungo circa 1 Km e largo 25 metri. La sua profondità oscilla tra i 2 ed i 4 metri.

La misurazione delle dimensioni della Laguna, sembra che sin da tempi remoti non abbia mai trovato d'accordo la totalità degli studiosi e dei ricercatori. Ad esempio, alla fine dell'ottocento, il Generale Streblitsky su incarico del Regio Ministero della Marina (1) stabiliva la sua superficie in Km2 36.4; sempre nello stesso periodo, invece, secondo le "Notizie sulle condizioni industriali della provincia di Foggia" (2) la suddetta misura diventa Km2 70, misura tra l'atro confermata anche dall'Ing. Melilotti nella sua relazione sulla Laguna del 30 marzo 1874, redatta per conto del Comune di Lesina. E' di solo quattro anni prima, invece, la misura di Km2  98.42 dichiarata dal Sindaco di Lesina, Sig. Pezzuoli, al Regio Ministero dell'Agricoltura (3).

Quali di queste definisce esattamente l'estensione della Laguna ?

Nessuna. Infatti, essa è pari a Km2 51.36 (o, se volete, Km2 51.4, come segnalato in molti testi di geografia). La suddetta misura risale al 1895, e fu ottenuta dal Prof. Marinelli (4) misurando l'area dello specchio lacustre per mezzo del planimetro (5) nella carta pubblicata dall'Istituto Geografico Militare di Firenze.

Con una configurazione marcatamente oblunga, essa è lunga 24,4 Km, larga 2.4 Km ed ha un perimetro di quasi 50 Km. Essa è divisa in due bacini, nel minore dei quali si affaccia Lesina, che da, appunto, il nome alla Laguna. Quello orientale, più lungo di quello occidentale, prende il nome di Sacca Orientale.

Antichissima è la sua origine. Opinione comune è che si sia formata grazie all'accumulo di sabbie trasportate dalle correnti marine nella loro corsa da nord verso sud.

Queste infatti, incontrando il promontorio del Gargano sono obbligate ad abbandonare il litorale per superarlo, depositando così i materiali trasportati.

Non bisogna dimenticare, inoltre l'opera del fiume Fortore, l'antico Frentum di Plinio. Questo fiume, un tempo più ampio ed in parte navigabile, ha variato più volte il suo corso finale e si possono distinguere almeno quattro foci diverse. La più antica è l'attuale canale di Acquarotta dove il Fortore giungeva formando una grande ansa(6). I suoi traboccamenti e gli affluenti che discendono dal Gargano hanno certamente favorito la formazione lagunare.

Le sponde lagunari sono leggermente inclinate, ed il fondo e tutto melmoso e regolare, cosa che conferisce alla laguna una profondità media di 70 cm, con picchi massimi di 1.5 metri. Questo dato la pone tra le meno profonde come prima in assoluto.

La composizione delle sue acque, generalmente è molto simile a quella del mare. Mutamenti notevoli, però, possono essere causati dalle piogge e dall'evaporazione estiva, oltre che dall'attività dei corsi d'acqua dolce che in essa si riversano.

Questi apporti di acqua dolce sono dati principalmente dai fiumi Lauro e Zannella (a carattere perenne) le cui foci sono poste sulla riva occidentale della Sacca Orientale. Gli altri corsi più importanti, a regime torrentizio, sono: Capotosta, Canimpiso, Cammarata, La Fara, Pilla, Pontone. Vi sono, inoltre due idrovore, Lauro e Pilla, che scaricano nella laguna le acque di drenaggio dei terreni circostanti.

Grazie all'umidità caratteristica del suo ambiente, la laguna di Lesina è considerata un biotopo di particolare pregio naturalistico, adatto alla sosta ed al rifugio di numerose specie di uccelli migratori. Ne sono state contate 200, di cui 69 legate alla laguna per necessità riproduttive. Simili concentrazioni si possono trovare solo sul delta del Po o in quelli dei grandi fiumi del Nord Africa o del Sud Europa. Potrete trovare maggiori informazioni relativamente agli uccelli nel capitolo relativo alla Fauna ed alla Flora.

 

 

(1) Vinciguerra D. Atti Comm. Consult. della pesca. Anno 1896, pag. 148;

(2) Ministero di Agricoltura, industria e Commercio - Annali di Statistica, fasc. XXX  -- Roma, tip. Berteto, 1891;

(3) AD. Targioni Tozzetti. La pesca in Italia.  Annali del Ministero di Agricoltura. Vol. I, Parte II, pag. 154;

(4) Marinelli O.  Area, profondità ed altri elementi dei laghi italiani.   Società Ed. Dante Allighieri, Roma, 1895;

(5) Strumento che permette di misurare l'area di una figura piana, percorrendone il contorno con una punta;

(6) Nicola Lidio Savino. Lesina Lineamenti di Storia e Folklore. Pagg. 23-24. Tip. Reme-Graf. Foggia, 1985;

A cura di Francesco Giornetta - Anno 2000

L'ex Palazzo Vescovile

Il palazzo vescovileNel 648 d.C. l'Imperatore bizantino Costante II emise il Typos, un'ordinanza che imponeva il suo punto di vista sulla volontà di Cristo.

Durante il Concilio Laterano del 649 d.C., il Papa Martino I condannò apertamente tale ordinanza.

Il pontefice fu arrestato, tradotto a Costantinopoli e poi esiliato in Crimea dove morì. Cominciò così, da parte dell'Imperatore, la persecuzione contro coloro che non accettarono la sua volontà.

Fra questi anche il Vescovo di Lucera, il quale scappò verso Lesina, insieme a buona parte dei suoi concittadini, a causa della devastazione della propria città da parte di Costante II, nel 663 d.c.(1).

Non si sa con certezza se la destinazione fu scelta per motivi strategici o dal fatto che, forse, Lesina era anch'essa sede Vescovile.

Viene citato, infatti, un Vescovo di Lesina durante il Concilio Laterano del 648 d.C..  Da quanto si evince il mandato vescovile di Lesina è indubbiamente antico e per questo ricco di particolari e, purtroppo, di imprecisioni.

Infatti, secondo alcuni storici, la sede vescovile a Lesina fu istituita nel 1254 da Papa Innocenzo IV, e che l'ultimo suo presule fu Orazio Greco, il quale partecipò al Concilio di Trento sotto il pontificato di Pio IV. Sempre secondo gli storici, in particolar modo l'Ughelli, il vescovado di Lesina, durò in tutto due secoli, ossia dal 1254 al 1459, anno in cui la sede vescovile fu unificata all'Arcivescovado di Benevento ad opera di Pio II.

Da un'attenta lettura di quanto esposto, è indubbio che ci siano delle date e dei fatti che assolutamente non coincidono con quanto viene asserito dagli storici.

Relativamente a quella che è la cronologia dei Vescovi succedutisi a Lesina, è lampante che il periodo che la interessa come sede vescovile è sicuramente superiore ai due secoli.

Infatti, se consideriamo istituita la sede nel 1254, e poi consideriamo che:

  • il Vescovo Guglielmo abdicò nel 1522 (268 anni dopo l'istituzione);

  • il Vescovo Orazio Greco partecipò al Concilio di Trento (1545 - 1563), quindi 309 anni dopo l'istituzione;

  • lo stesso Ughelli, poi confermato dallo scritto di San Pardo prodotto ed illustrato dall'Abate Pietro Polidoro, racconta la storia dell'esodo del Vescovo di Lucera e dei suoi fedeli verso Lesina nel 663 d.C.;

  • nel Concilio Laterano del 648 viene nominato il Vescovo Calumnious, come unico rappresentante, insieme al Vescovo di Siponto, della Puglia e della Calabria;

c'è da arguire che la sede vescovile di Lesina non solo è durata per più di due secoli, ma che è anche, addirittura, antecedente alla distruzione, per mano dell'Imperatore bizantino Costante II, della città di Lucera nel 663 d.C.

A sostegno di quanto detto, c'è poi da considerare che il vescovado di San Severo, della cui diocesi oggi Lesina fa parte, ha festeggiato nel 1980 il suo IV centenario, quindi istituito nel 1580.

 

 

A cura di Francesco Giornetta - Anno 2000