"... Sulla sponda del Lago, il quale appena indicato da Strabone, vien detto Pantano dal vecchio Plinio, e nelle vicinanze del Frentone, oggi Fortore, fiume che appresso a quel lago sbocca nel mare Adriatico, surse ne' mezzi tempi Lesina, una volta città munita ..." (1)
Lesina, chiamata anticamente Alexina, è di origine remota, come dimostrano le tombe preromane e le iscrizioni romane rinvenute nellarea della città.
Essa
gravitava nellorbita di Teanum Apulum di cui costituiva un importante
emporio commerciale, e successivamente la sua importanza doveva essere certamente
notevole, se si pensa che il Vescovo di Lucera, nel 663 d.C., decise di trasferirvi il
vescovado a seguito della distruzione della città per mano di Costante II.
Molti ruderi dellantica Alexina oggi sono sommersi nel lago e, probabilmente in passato, larea cittadina doveva giungere fino allisolotto di San Clemente.
Matteo Giuliani asserisce che Lesina fosse nei tempi romani colonia di Uria. F. Leonardo Alberti la stabilisce sul posto dell'antica Irio.(2)
Con il passare dei secoli, Lesina ha subito dei periodi di decadenza, principalmente a causa dellinnalzamento del livello del mare. Esso fu lento ma inesorabile, e lunica difesa di Lesina dovevano essere solo le sue mura di cinta che fungevano da diga durante lalta marea.
Altro motivo correlato alla sua decadenza furono certamente i numerosi rivolgimenti sismici che la hanno vista protagonista nel corso dei secoli come testimonia il Fraccacreta:
«..Deesi dunque arguire che una o più volte il mare accavallò il lido, inondò tutta quellisola, gonfiò il lago, seppellì Lesina..oppure il terremuoto non solo la scosse, ma gonfiando avendo il lago, la seppellì co suoi cavalloni, come Urìa »
Agostino
Gervasio, noto Epigrafista ed Accademico Ercolanense, nel 1830 rilevava grandi Epigrafi,
tutt'oggi esistenti a Lesina.
Il primo grande marmo che il Gervasio esaminò fu un gran cippo in travertino giacente davanti la chiesa della Congregazione del Rosario (l'attuale chiesa di San Primiano). Da quanto è rilevabile dallo scritto scolpito, il sacerdote pagano Marco Numisio Quinziano, dedito al culto di Giunone e della Dea Flora, dedicava il monumento alla moglie, Matrona Pomponia Drusilla.
Altro
importante monumento è l'Epigrafe, sempre in travertino, dedicata alla serva Palatina
Georgia, moglie per divorzio di due successivi mariti. Anche questo monumento fa parte
dell'Epoca Antoniniana.
Significativo e' anche il monumento perduto di Flavio Urano, Corrector Apuliae (Pretore Romano), vindice delle leggi e citato nel codice Giustinianeo. Il monumento Epigrafico è stato, a detta del Gervasio, inglobato in un muro di cinta dell'antica città di Lesina. Egli tuttavia lo lesse e ne decifrò il contenuto.
1) Agostino GERVASIO - "Intorno ad alcune antiche iscrizioni esistenti in Lesina" - Osservazione lette all'Accademia Ercolanense - Napoli, dalla Stamperia Reale, 1852
2) P. ROSANO - D. ZACCAGNINO - D. MAJOLO. LA LAGUNA DI LESINA e Le Sue Quistioni. Volume I Parte Speciale. Napoli. Tip. Giannini. 1903, pag. 55.-
A cura di Francesco Giornetta - Anno 2000
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