Lesina "munìta"(1), già in epoca romana, successivamente si elevò al rango di Castaldato, quindi sede della più vasta ed importante tra le 34 contée in cui Arechi, principe longobardo, divise nel 780 il ducato di Benevento.
Molti storici sono concordi nellaffermare che la popolazione si incrementò nel VII secolo quando, numerosi cittadini di Lucera, distrutta dall'Imperatore Costante II, si rifugiarono a Lesina con il loro Vescovo.
Inoltre la pescosità del lago richiamò molta altra gente dai dintorni e anche da posti molto lontani, come dall'isola di Lesina in Dalmazia.
Era recintata da un antico muro di protezione sia dal mare che
contro le passate scorrerie dei Saraceni e dei pirati Slavi.
Svariati sono gli indizi e le testimonianze su Lesina nel Medioevo. Ad esempio in Leone Ostiense, Cronico Volturnense, si legge che Grimoaldo, Principe di Benevento nel cui dominio era Lesina avesse donato nel 788 a Teodomare, Abate di Montecassino, la peschiera del lago di Lesina.
E ancora, sempre lOstiense, sostiene che un certo Radeprando donò la sua «..inclytam pìscariam et focem de lacu de finibus Lesinae..» alla Badìa di San Vincenzo al Volturno, dopo che la moglie si fece monaca in detto monastero.
Già in quei tempi i pesci della laguna erano rinomati (2), specialmente a Napoli nel periodo di Natale, dove i traìni (carri trainati da quadrupedi) carichi andavano in due giorni. Ed anche allora quei pesci erano considerati migliori di altri di diversa provenienza. Essi erano così abbondanti che si mettevano sotto sale per conservarli ed esportarli all'estero.
Nel 1010, il Conte Gualtieri, Normanno, possessore di Lesina, secondo il Cronico Volturnense, fece restituire ai monaci di Montecassino le peschiere, il mulino sul Lauro, la chiesa di San Pietro ed altre robe che diceva appartenevano a San Benedetto.
Degno di nota è anche ciò che accadde nel 1089, allorché ospite dell'allora Conte Normanno di Lesina, Petrone, fu la Contessa Matilde di Canossa.
Era il mese di
maggio, la Contessa era discesa lungo la costa adriatica per andare a venerare l'Arcangelo
Michele nella Basilica a Lui dedicata sul Gargano. Approdata sulle coste di Lesina, il
Conte Petrone la invitò a riposare con le sue damigelle e tutto il suo seguito. In onore
della stessa, quella sera, ci fu un banchetto ricco di pesce, carni, selvaggina e vini
come l'opulenza del luogo consentiva. Non si sa se a causa dei fumi del vino o per
cos'altro, paggi e cavalieri del Conte pensarono di non dover passare la notte da soli.
Quella notte si udirono strani rumori intorno alle stanze assegnate alle damigelle: erano
i commensali che bussavano alle porte delle damigelle nella speranze di concludere meglio
la serata.
La Contessa Matilde, subito informata da quest'ultime, ne fu indignatissima e si affrettò a lasciare il castello del Conte con tutto il suo seguito. L'offesa, per lei gravissima, non poteva rimanere impunita.
« ... Ma, per vendicarsi fece assediare il castello tanto che, per vie sotterranee e canali, molti guastatori oprarono a che le acque del vicino lago, di dodici miglia di giro, corressero senza ritegno ad assorbire chi, uscendo fuori di ogni termine, diede negli eccessi. Tanto seguì, restarono i carnali pasto de' pesci ...»
(Matteo Fraccacreta)
Nel Catalogo dei Baroni che parteciparono all'impresa in Terra Santa sotto Guglielmo II "Il Buono", viene nominato un Loffredo, Conte di Lesina, insignito del titolo di Regio Giustiziere e che nel 1164 donò a Leonate, Abate di San Clemente di Casauria un luogo «prope Alisinam pantano circumndatam, versus Septemtrionem, in quo ecclesia Beati Clementis quondam fuerat ...» (3)
Grande rilevanza assume anche il castello di Ripalta con la sua antica, gloriosa chiesa.
Questo centro, oggi esclusivamente agricolo, risale all'alto medioevo, e nella vicina località dell' "Ansa della Rivolta", anticamente conosciuta come "Rivolta della Galera", in epoca romana probabilmente c'era lo scalo fluviale di Civitate (la città edificata durante la dominazione bizantina sui resti di Teanum Apulum).
La chiesa di Santa Maria di Ripalta è di origine cistercense e come in tutti
gli insediamenti di tal natura anche in essa si prestò particolare attenzione alla cura
del terreno, all'idraulica e soprattutto all'allevamento del bestiame, in particolare buoi
e bufali che, particolare curioso, nel 1309, furono mandati in gran numero a Lucera per
essere impiegati durante i lavori di costruzione della cattedrale (4).
Nel 1269, sotto la dinastia Angioina, per donazione di Carlo I e Carlo II d'Angiò, suo figlio primogenito, fu devoluto l'intero contado di Lesina alla Regia Curia e durò così sotto il Regno dei Durazzo fino a che Margherita, vedova di Carlo III, ricevette in dono la laguna dal figlio Ladislao Jagellone che allora era Re di Napoli.
Con rogito del 6 novembre 1411, la Regina Margherita, la donava, a sua volta, all'Orfanotrofio della Casa Santa dell'Annunziata "Ave Gratia Plena" di Napoli la cui gestione era di competenza del Banco "Ave Gratia Plena".
Quest'ultimo fallì nel 1717 a causa dei continui prelievi fatti da Re Filippo IV durante le guerre e per le truffe subite dai suoi agenti.
«.. Framezzo delle predette due parti superiore ed inferiore con istmo annesso alla parte superiore, sta unita una spiazzata penisola di figura eptagona irregolare, fiancheggiata dal lago per sei lati ineguali e parti toccanti le acque ed altri del lido e piccola spiaggia al presente edificata la malridotta città di Lesina..» (5)
Così incomincia la descrizione di Lesina il Gallarano, incaricato dai creditori del Banco "Ave Grazia Plena" di effettuare una perizia tecnico-economica sul territorio della città. Era l'anno 1729.
Molto analitica,
per sua natura la suddetta perizia. Egli, infatti, descrive lObelisco situato
allingresso della città dicendo che era circondato da tre ordini di scalini, col
basamento a mò di piedistallo su cui stava eretta una colonna di granito con un piccolo
montetto che reggeva un giro anulare nel mezzo del quale vi era una croce di pietra bianca
alla greca.
Poi continua affermando che di lato allObelisco vi era la porta della città, con sopra limmagine di San Primiano a protezione del centro abitato, ed ancora più su lorologio che scandiva le attività giornaliere.
Sullaltro lato, a destra, vi era il maschio della Torre e, di fronte, in corrispondenza del lago, una porta ad uso dei pescatori.
A Lesina, descrive il Gallarano, vi era una taverna, una panetteria con forno a legna e la macchina del mulino a "centimolo" ed altre pertinenze.
Descrive, inoltre, anche la qualità dellacqua sostenendo che «..di non buona qualità per essere salmastra », ed infatti secondo gli abitanti dellepoca quella «..che dicono buona ma in verità nemmeno è tale, si manda a pigliare o nellAprocina o in altri luoghi più miglia distanti..»
In quel periodo, nonostante la pescosità elevata del lago e la ricchezza dellambiente circostante, Lesina contava solo 545 abitanti, ed anche del loro aspetto il Gallarano né da una descrizione «..gli adulti di giusta statura, ben proporzionati di corpo, se non formosi di volto, ma benanche alcuni non di buon colore, siccome ancora le loro donne, quali meno scoloriti e saldi sono coloro che bevono il vino »
La gente di Lesina anche allora, come oggi, viveva dignitosamente del lavoro di tutti i giorni, era gente tranquilla e laboriosa cui non mancava labbondanza di una natura generosa.
Ma, comunque, non siamo più in presenza della Lesina rigogliosa dei Conti normanni, la Lesina di Federico II o nella Lesina-Ripalta federiciana.
Molto altre cose ci sarebbero da dire riguardo alla descrizione del Gallarano, e sicuramente non può far che bene suggerire la lettura del capitolo quinto dellopera di Nicola Lidio Savino "LESINA Lineamenti di Storia e Folklore Lambiente e le sue componenti " Edizioni Reme-Graf Foggia - 1985.
La laguna con tutte le sue pertinenze veniva acquistata, nel 1751, "Sub Hasta" S.R. Consilii, da uno dei creditori del Banco, precisamente da Placido Imperiale, Marchese di Sant'Angelo Imperiale, il quale esercitò, a differenza di altri baroni, duramente i suoi diritti nei confronti dei lesinesi.
In seguito per la legge eversiva della feudalità la Commissione Feudale, il 13 giugno 1810, emetteva la sentenza nella Causa tra la città di Lesina ed il Principe Placido Imperiale nella quale si dichiarava <<...di aver competuto e competere alla popolazione di Lesina ed a tutte le altre popolazioni di cui le terre circondano il lago i pieni usi della pesca, anche per ragioni di commercio tra loro. ...(omissis) ...dichiara che sia permesso al Comune di Lesina di valersi del diritto di aprire una nuova foce attraverso le terre che gli verranno in divisione.>>.
La sentenza della commissione feudale, che fu eseguita dall'intendente Biase Zurlo, delegato per la ripartizione dei demani di Capitanata e del Molise nel 1811, recitava in questo modo:
<< ... fosse accantonato a beneficio degli abitanti di detto Comune nella parte superiore del medesimo verso ponente, e che la linea di demarcazione debba rimanere tirata mezzo miglio più di sotto dei pagliari della foce Morella verso Zappino, ed alla parte opposta ad un terzo di miglio al di sotto dei pagliari di Lazzarone, verso S. Nicandro. Cosicché tutto quello che resta al di sopra di detta linea (6) resti in uso privato al Comune, e tutto quello che resti al di sotto resti in uso privato del principe, senza che l'uno possa pescare nella parte dell'altro.>>
(1) Munita = Armata
(2) Fraccacreta, loc. cit. T. IV, pag. 55;
(3) Nicola Lidio Savino. Lesina lineamenti di Storia e Folklore. Pag. 62 .Tip. Reme-Graf. Foggia 1985
(4) Nicola Lidio Savino. Lesina Sec. VIII - XI. Pag. 27 .Tip. Reme-Graf. Foggia 1988
(5) Gallarano, perizia 4 aprile 1730;
(6) Questa linea venne tracciata con 50 pali di legno;
A cura di Francesco Giornetta - Anno 2000
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